Un gioioso rompicapo

di Paola Valori 

Micro è l’idea di un’arte proiettata nel futuro, che guarda avanti pur tenendo un occhio sempre attento alla memoria e al passato. La sua missione è quella di catturare la vivacità, l’energia e la pluralità dei linguaggi contemporanei.

In una città come Roma che costituisce un arcipelago di realtà attive e dinamiche, attraversata com’è da fermenti di istanze diverse, Micro si inserisce nel suo scenario come uno spazio multidisciplinare, che si spinge ben oltre il semplice programma di mostre, incontri e attività collaterali. E’ un luogo aperto a tutte le forme contemporanee, sempre più in evoluzione, che spaziano dall’arte alla fotografia, al design, fino alla musica. Questo è anche il senso della mostra di Stefano Sesti “Oltre lo specchio”, di fatto un cross culturale tra tradizione e innovazione e che mette in discussione sia le pratiche artistiche conosciute finora che la dimensione più personale dell’artista, in una sorta di originale “rilettura”del recente passato. Il gioco di riflessi che la mostra innesca corrisponde a una ricerca per l’artista di significato della propria immagine e realtà biografica. Ma il procedimento non solo va al di fuori dei canoni noti del ritratto d’arte, bensì essendo incentrata sulla verità del colore come essenza finale, varca la soglia del figurativo per trovare nell’andamento ritmico di linee e ghirigori la verità delle forme.

L’artista Sesti, eclettico, poeta e fotografo, predilige infatti una sintesi espressiva costruita per mezzo di geometrie cromatiche che trova molteplici rimandi storico artistici: le forme geometriche di Mirò, le colate di colore che rinviano all’uso del dripping di Pollock, il modo di fare fotografia ai manifesti che si accosta ai décollage di Rotella. Tuttavia Sesti impagina la sua poetica in un rettangolo di tela che si riferisce al mondo magico e che desume da un artista italiano: Mario Ballocco, mentre altre volte rievoca le espressioni lineari di Giorgio Griffa e di certa pittura analitica. La mostra, nella fattispecie, composta di 27 opere è un gioioso rompicapo di cui si tenta di decifrare il rebus che si trova dietro all’elemento fantastico. L’escamotage utilizzato da Sesti per la ricerca di una soluzione poetica trova dissolte nelle composizioni un caos amorfo ed armonico che fa quasi da contraltare alla mission di Micro che è ancora quella di esporre i lavori di artisti eclettici ed emergenti, di nuova e di vecchia generazione, (mission ormai consolidata con il progetto “Open” che pone diverse generazioni a confronto) con lo scopo di rappresentare un crocevia di linguaggi che ne conferisca sempre un alto grado di scambio, confronto e visibilità. 

©PaolaValori

Focus: "Le visionarie atmosfere di Stefano Sesti" di Carlo Maria Nardiello