Oltre lo specchio

Le visionarie atmosfere di Stefano Sesti

di Carlo Maria Nardiello

Nello stato crepuscolare onirico, privo di distinzioni tra realtà e fantasia, è un fatto spontaneo interrogarsi sul significato delle forme e sul valore delle immagini scorte sull’orizzonte indefinito, e affatto scontati sono i termini entro i quali si perviene ad una risoluzione provvisoria per sua stessa natura. Come i contorni osservati al crepuscolo, così le conformazioni generate negli ultimi anni da Stefano Sesti rifuggono ad un’univoca traduzione visiva.

In lunghi anni di lavoro, l’artista romano nato nel 1957, moltiplicando il proprio estro attraverso le più disparate declinazioni artistiche, dall’arte al teatro, dalla fotografia alla scrittura, tenta di svelare il contenuto latente di una forma archetipica di sogno per il tramite di tecniche miste che negli anni hanno subito una progressiva riduzione al colore puro, semplice. Essenzialmente il portato di un gesto che si fa sentimento (e, vicendevolmente, il sentimento divenuto gesto) trova espressione in un dinamismo di colore che traccia sentieri imprevisti sul bianco, bianchissimo tragitto esistenziale dell’artista stesso. Una semplificazione del tratto, quella operata da Stefano Sesti, che evita l’astrattismo puro ma tenta di delineare un immaginario figurativo naturale e pulito. All’interno della produzione più recente del pittore romano sembra prendere forma una “geografica surrealtà” che invita a percorrere serenamente gli itinerari visibili lungo il cammino tracciato dal colore. E se all’apparenza le “mappe” di Sesti sembrano non condurre ad alcun approdo, al termine del percorso si avverte un insperato senso di pace e calma, vera e genuina.

Del resto, la pittura lavica che emerge in larga parte della produzione di Sesti (dagli anni Novanta aderente alla poetica del Superficiale italiano) suggerisce l’idea dell’effusione emozionale ed esperienziale verso cui protende l’animo dell’osservatore, inconsciamente protagonista di un percorso intimo e privato volutamente condiviso dall’artefice.

Effondere e consolidare sulla superficie materica del quadro neoformazioni di colore e forme è il miglior modo con cui Sesti riesce nel tentativo di fermare il Tempo e aprire la mente ad una realtà nuova e insondata, come una novella Alice in procinto di muovere oltre lo specchio.

In definitiva, Stefano Sesti mette in scena uno spettacolo figurativo il cui protagonista è l’estrinsecazione di una consapevolezza primordiale: quella di trovare la smentita di tutto ciò che appare come “certo” prima di penetrare l’insondabile dentro ognuno di noi. Lo specchio riflette ciò che sembra e custodisce ciò che è. L’invito, pertanto, è di attraversarlo, e di lasciarvisi attraversare.    


OLTRE LO SPECCHIO- Stefano Sesti dall'8 al 18 giugno 2017 Presso Micro | Spazio Porta Mazzini Roma Viale Mazzini 1  

leggi anche "Un gioioso rompicapo" di Paola Valori