Waiting For

Il fuori-dentro di Martorelli

di Carlo Maria Nardiello

Non l’attesa fine a se stessa ma la possibilità di un nuovo inizio è quella celebrata da Mimmo Martorelli. L’artista campano, autore della serie Waiting for, svincolato da un qualsivoglia dovere deontologico, offre una prospettiva ricca di implicazioni circa il fatto storico, ma contemporaneo, dell’emigrazione. Il dialogo inaugurato da Martorelli propone una riflessione priva di contaminazione e scevra di riferimenti etnico-geografici per aprirsi a quella magica possibilità, propria sola dell’arte, di tratteggiare il presente affrancandosi dalla necessità di enunciare il vero e spingendosi a delineare orizzonti di pensiero altrimenti irraggiungibili.

Trattare l’altro come un sé non è questione di poco: Martorelli vi riesce con superlativa semplicità. La sua narrazione, difatti, assume i connotati tipici dell’universalità, e solo e soltanto il dichiarato intento compositivo di celebrare il migrante rende trasparente la relazione tra i quadri e i soggetti. Questo avviene non a discapito di un’immediata traducibilità dell’immagine, bensì a vantaggio di una globalità di traguardi ai quali Waiting for sospinge e approda. Rendere l’instabilità della migrazione con accenti di lirismo è il miglior modo per dimostrare quanto la cosiddetta arte “sociale” (ma quale arte non lo è?) possa apportare contributi di novità in quei temi che quotidianamente affollano il dibattito culturale.    

Mimmo Martorelli tramite il ricorso ad una moltitudine di strumentazioni e architetture pittoriche rende tangibile la transizione dell’uomo moderno, con riferimento all’evoluzione e alla manifestazione di nuove forme di presenza finitima. Quella stessa persistenza liminale di fuori-dentro, nella quale sono calate molte delle figure dipinte dall’artista, è la chiave per dedurre la perenne instabilità tra appartenenza e non: è il caso di quelle opere a fondo bianco (un foglio ancora da scrivere) nelle quali le sagome occupano una posizione esterna e interna insieme rispetto ai quadri che compongono il fondale. Queste opere non sono solo espositive ma recano in seno la possibilità di sperimentare la condizione esistenziale del migrante, ovvero di tutte quelle anime alla ricerca del proprio spazio e della propria materialità. Martorelli non risponde, non deve farlo, alle perplessità derivanti dai riassetti geografici in atto, ma suggerisce una via di determinazione affinché il fuori-dentro dei suoi attori diventi un dentro-dentro.