Idea, materia, gesto 

di Paola Valori

Accolgo con grande piacere questa mostra, per me particolarmente significativa per diverse ragioni. E’ la prima volta tra le iniziative di Micro che dedico una personale interamente alla scultura, novità a cui do inizio con la scelta di un’artista eclettica e multiforme come Matilde Mancini, che ha un percorso alle spalle decisamente interessante. Altrettanto grande è l’onore di essere affiancata nel lavoro di curatrice da una personalità come Bruna Condoleo, storica dell'arte.

In poco meno di trenta opere è racchiuso tutto l’universo interiore di Matilde, il suo bagaglio di esperienze e introspezione si esprime in questa personale dal nome tanto evocativo. “Le ali della materia” non è un ossimoro perché incarna con precisione l’essenza della sua poetica. Dai manufatti come quelli in legno d’ulivo- che mi hanno emozionata fin da subito per la materia “viva” modellata con energia nelle infinite sfaccettature- a quelli in bronzo realizzati con la tecnica della fusione a cera persa, l’operazione dell’artista è una perfetta sintesi tra idea, materia e gesto. Dalla musica sinfonica alla poesia, la Mancini è un’artista completa, di grande cultura letteraria, musicale, artistica. Nella sua produzione più recente, alcune opere sono del 2017, realizza un insieme di forme umane che lentamente mutano per andare dal segno definito a uno più sintetico. Opere che dal contorno preciso poco a poco si frantumano per sembrare come volteggi, linee frante, scomposte.

Quasi paragonabile al continuo fluire del genio picassiano, la trasformazione del corpo in Matilde si disintegra con estenuati riferimenti alla danza e precisi punteggi musicali. Alcune opere sono estremamente coreografiche, danzanti, e costituiscono il volo pindarico della sua fantasia. Fantasia questa, che si alimenta da sé, e che compone opere senza il piano di una realizzazione preparatoria. Matilde non fa bozzetti, non costruisce in anticipo il suo immaginario. Lo crea in fieri. Fatto ancora più curioso se si considera che il percorso artistico è iniziato dalla pittura, e solo in un secondo momento si rende conto di quanto sia attratta più dalla materia, che dal disegno, più dalla carnosità delle mani che imprimono una scultura che dalle dita sottili che impugnano un pennello. Questa mostra conferma ancora una volta la vocazione della galleria alla diffusione e conoscenza di una pluralità dei linguaggi e ribadisce sulla scena artistica di oggi la grande attenzione per la sperimentazione e la ricerca.